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il manuale delle norme redazionali
ABBREVIAZIONI
autori vari   AA.VV. seguente/i sg./sgg.
avanti Cristo  a.C. senza data s.d.
confronta cfr. senza luogo di edizione s.l.
dopo Cristo d.C. versi v./vv.
eccetera ecc. (mai preceduto da virgola) volume/i vol./voll.
ibidem  ibid. Mister, Mistress Mr, Mrs (errato Mr., Mrs.)
Idem/Iidem Id./Iid. Madame Mme
nota del curatore (n.d.c.) Madamoiselle Mlle
nota dell’autore (n.d.a.) Monsieur M.
nota del traduttore (n.d.t.) senior  sr (errato sr.)
pagina/e p./pp. junior jr (errato jr.)
per esempio per es. Saint St (errato St.)

CITAZIONI

Se brevi (entro le 3/4 righe di testo) si inseriscono nel discorso tra virgolette basse. Nel caso che siano precedute dai due punti la prima parola all’interno delle virgolette è maiuscola. Importante: gli eventuali segni di interpunzione vanno fuori dalle «virgolette». Vanno all’interno solo se i segni di interpunzione particolari (?!...) che si riferiscono alla «citazione stessa!».
Se la citazione è lunga va staccata dal resto del testo andando a capo, ed evidenziata con uno spazio-interlinea sopra e sotto. In questo caso si eliminano le virgolette. Sulla stampata è opportuno evidenziare la citazione con un scritta o un segno a margine del brano citato. 
Citazione all’interno di una citazione va in questo modo: «Virgolette basse, e all’interno “virgolette alte”».

CONSONANTE EUFONICA

Nell’uso moderno le forme ed, ad, od resistono solo quando la parola che segue comincia rispettivamente con e, a, o. Si può fare eccezione per ad ogni, ad esempio, ad opera, ad un, ad una, ad esso, ad essa e per altri rari casi suggeriti dall'eufonia.

CORSIVO

Vanno in corsivo i titoli di libri, articoli, opere in generale.
Le parole e le espressioni straniere non entrate nell’uso.
Le parole o le espressioni cui si vuole conferire una particolare pregnanza. 
Da evitare: l’uso dei doppi spazi dopo una parola in corsivo, anche se la parola in corsivo sullo schermo appare un po’ attaccata a quella seguente.

ESEMPI DI INDICAZIONE BIBLIOGRAFICA:

G. Petrocchi, Masuccio Guardati e la narrativa napoletana del Quattrocento, Firenze, Le Monnier, 1953, p. 37.

S. Battaglia, Premesse per una valutazione del «Novellino», in La coscienza letteraria del Medioevo, Napoli, Liguori, 1963, pp. 549-84.

G. Petrocchi, op. cit., p. 37; oppure G. Petrocchi, Masuccio, cit., p. 37 (se sono state citate più opere di Petrocchi).

MAIUSCOLO

L’uso della maiuscola, tranne i casi ovvi, è da valutare caso per caso. In generale: adottare comunque sempre una formula omogenea, senza variare all’interno del testo. 
Per le iniziali di nomi proprie, se doppie, eliminare lo spazio tra l’una e l’altra: J.J. Rousseau.
Da evitare: l’uso del TUTTO MAIUSCOLO (e del maiuscoletto) per nomi, titoli, autori in nota o bibliografia ecc. Va evitato anche il maiuscolo di rispetto o di riverenza come: patria, stato, chiesa, repubblica, parlamento, senato, camera, governo, corte, papa, onorevole, prefettura, ministro, ministero.
Lo si adopera per:
– nomi che indicano epoche, avvenimenti di grande importanza (il Quattrocento, la Rivoluzione francese, il Rinascimento);
– termini geografici nei casi in cui stanno a specificare la regione geografica (l’America del Nord, ma a nord di Milano; la crisi del Medioriente, a oriente di Milano);
– Santo, Santa, quando fanno parte del nome proprio di una chiesa, località o via (le torri di San Gimignano); 
– parole come Madame, Monsieur, Lord, Lady, Sir, e le abbreviazioni relative.

MINUSCOLO

Si adotta nei seguenti casi:
– nomi di popoli e razze anche antichi (gli italiani, i galli);
– titoli nobiliari, ecclesiastici, accademici e le cariche pubbliche (conte, vescovo, dottor, presidente);
– gradi e corpi militari (generale, tenente, reggimento);
– nomi come: piazza, corso, via (però Rue, Avenue, Street come nella lingua originale);
– gli accordi, le leghe, le guerre, le battaglie, le campagne, i trattati, i premi (la seconda guerra mondiale, il premio Bancarella).

NOTE

I numeri di nota, in esponente nel testo, precedono sempre il segno di interpunzione. Tra la fine della parola annotata e il numero in esponente non c’è nessuno spazio1. Se il proprio sistema di scrittura non permette la creazione di esponenti è sufficiente scrivere il numero accanto alla parola2, cerchiandolo in rosso sulla stampata su carta.

1. Fare sempre un file a parte per le note.
2. Il testo delle note va alla fine del documento. Il numero di nota è seguito da un punto e uno spazio, esattamente come in questo esempio.
3. Quando la nota si riferisce a un intero segmento di testo, si riporteranno la prima e l’ultima parola del segmento in questione (in corsivo se nel testo sono in tondo e viceversa), interponendo tre puntini.
4. Tra una nota e l’altra va una riga di spazio. Ricordarsi inoltre che all'interno di una stessa nota non si va a capo.

PUNTINI

Sono sempre tre...
Quando indicano l’espunzione di una parte di testo all’interno di una citazione [...] vanno tra parentesi quadre seguite e precedute da uno spazio. Se la parentesi che chiude è seguita da un segno di interpunzione […], come in questo caso, lo spazio naturalmente non c’è.

TESTI TRADOTTI 

Rispettare scrupolosamente le andate a capo dell’originale, gli eventuali spazi bianchi, e – per quanto lo permetta il diverso uso linguistico – l’uso delle maiuscole e la punteggiatura. Nelle traduzioni dall'inglese sciogliere, per quanto è possibile, i trattini con più appropriati segni di punteggiatura.

TRATTINI

Si distinguono due casi: per unire due parole (spazio-tempo), si usa il trattino breve senza nessuno spazio, né prima né dopo.
Per creare un inciso all’interno (sempre a coppia) di una frase si usa il trattino medio, preceduto e seguito da uno spazio. 
Importante: Se il proprio sistema di scrittura non consente di distinguere i due tipi di trattino, è sufficiente – ma necessario – osservare sempre la succitata regola degli spazi, in modo da consentire al computer un riconoscimento automatico dei due diversi tipi di trattino.

VIRGOLETTE 

Virgolette alte “ ”. Si usano per enfatizzare, per le deviazioni semantiche, ad esempio quando viene sottintesa l’espressione "per così dire", "il cosiddetto", etc. 
Virgolette basse « » (o “caporali”): evidenziano nel testo le citazioni di parole o frasi. 
Si usano anche per i titoli di testate giornalistiche, come «La Stampa» o «Nuovi Argomenti»
Aprono e chiudono le battute di un dialogo: 
«Veramente?».
«Sì, hai capito bene».
«Sono chiacchiere?», chiese, «maldicenze?».
«Davvero?», disse. «Non me lo sarei mai aspettato».

Gli apici semplici (‘ ’) racchiudono i significati linguistici (book: ‘libro’).